Anche quest’anno,l’organizzazione Reporters Sans Frontières ha pubblicato la classifica mondiale sulla libertà di stampa,frutto di un’indagine che tiene conto delle violazioni della libertà di stampa denunciate per il periodo tra il primo settembre 2008 e il 31 agosto 2009 e che si basa su un questionario a cui sono stati sottoposti giornalisti, ricercatori, giuristi e militanti dei diritti umani di circa 175 nazioni.
Il questionario non si propone come indicatore della qualità di stampa e di contenuti editoriali,ma basa i propri criteri di giudizio su diversi fattori,quali l’insieme degli attentati diretti contro i giornalisti (assassinati, prigionieri, aggrediti, minacciati, etc.), o contro i media (censure, sequestri, perquisizioni, pressioni, etc.); prende in considerazione il quadro giuridico che disciplina il settore dei media nei paesi esaminati (sanzioni per i reati a mezzo stampa, monopolio dello Stato in alcuni settori, presenza di un organo di regolamento, etc.), il comportamento dello Stato nei confronti dei media pubblici e della stampa internazionale; tiene in considerazione,inoltre, i principali attentati alla libertà di circolazione dell’informazione in Internet.
Fatta eccezione per il trionfo americano – che vanta l’ascesa dalla 40ma alla 20ma posizione- ,i risultati della ricerca si rivelano sconcertanti sotto molteplici aspetti: continua ,infatti, a rivelarsi preoccupante la situazione del Medioriente, che evidenzia l’esigenza crescente di un cambiamento drastico sul fronte delle libertà (Israele perde ben 47 posti,precipitando in 93ma posizione e contando 5 fermi e 3 arresti di giornalisti,vittima inoltre di censura militare applicata a tutti i media). Un forte campanello d’allarme si accende anche per l’Europa,dove democrazie quali Francia,Spagna e Slovacchia non riportano giudizi particolarmente rosei. Ma in quest’ultima nefasta categoria non poteva che piazzarsi anche l’Italia: il Belpaese si piazza al 49° posto,perdendo ben 14 posizioni in due anni e collocandosi tra paesi come Hong-Kong e la Romania.
Una situazione che ci lascia basiti. Ma forse neanche troppo.
La cronaca ci propina ogni giorno casi di servilismo mediatico e distorsione delle informazioni; tentativi di uniformarci e di inculcarci gli stessi “ideali”,di insegnarci senza troppe argomentazioni chi è buono e chi è cattivo.
E’ quello che accade in un paese dove i giornali autofinanziati sono pochi e la maggioranza dei quotidiani sono sovvenzionati dai partiti; per non parlare delle reti televisive e dei telegiornali,rei di peccare di scarsa professionalità e talvolta promotori (gli ultimi fatti ce lo dimostrano) di servizi ai limiti del ridicolo.
«Per quel che riguarda la cronaca, il giornalista deve riportare semplicemente quello che vede mentre per le idee, i pensieri, devono essere suoi e basta»,sosteneva un Giornalista con la G maiuscola come Indro Montanelli. Utopia in un panorama come quello attuale,dove il giornalista deve difendere il proprio padrone,aggirando l’informazione pura e aggrappandosi alle più misere banalità pur di contrastare l’opposizione.
Complice questo clima e tanti altri notevoli vantaggi,Internet prende sempre più piede come mezzo di comunicazione e d’ informazione: sopravvissuti alla legge “ammazza blog” –tentativo irrealistico di mettere un bavaglio a blogger e utenti web-,Internet si rivela non solo come un grande archivio che permette di ottenere molteplici visioni sui più svariati eventi,ma anche un luogo dove chiunque e con estrema facilità può confrontarsi,esprimere la propria opinione,arricchire gli altri condividendo le proprie scoperte,solitamente filmati e documenti di nicchia che i mezzi mediatici non si sogneranno mai di mostrarci.
In questo modo,anche un social network come Facebook può essere considerato come un mezzo di comunicazione alternativo: dopo aver apportato alcune modifiche nelle impostazioni,le “pagine fan” sono divenute delle vere e proprie bacheche comuni dove gli utenti possono legge,visualizzare e pubblicare news da tutto il mondo,assumendo la forma di vere e proprie “redazioni” virtuali. E’ il caso di pagine come “Informazione Libera” (200.000 iscritti), “Informare per resistere” (100.000), “Condividi la conoscenza” (30.000) e tante altre.
Esempi come questi sono la dimostrazione che c’è una fascia di italiani che non si accontenta di assorbire senza tanti perché ciò che gli viene propinato dalla televisione; un’informazione libera e imparziale è possibile,soprattutto grazie alla curiosità e alla volontà di non fermarsi all’apparenza,di interrogarsi sui fatti e gli antefatti,di guardarci dall’esterno.










